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domenica 17 maggio 2009

Barzelletta

Che ci fanno un giapponese, un australiano, una argentina e due italiani,con un curandero peruano in una capanna nei dintorni di Urumbamba? Una cerimonia di Ayahuasca, ma è chiaro!!! Che è l'Ayahuasca?? Dicono sia la "madre".
Dopo la discesa dal paradiso machupichano, felici della vita e apparentemente sani siamo scesi dall'auto alla stazione di Urumbamba, abbiamo salutato i compagni di viaggio israeliane comprese, abbiamo detto arrivederci al giapponese Taka, che aveva accettato il nostro invito per la cermionia del giorno dopo e ci siamo andati a cercare una stanza. Dopo ferrea quanto impietosa trattativa con l'oste abbiamo strappato una super stanza con 2 letti più un materasso aggiunto, TV via cavo, doccia iperfunzionante e una massaggiatrice thai nel cassetto del (mio) comodino a un prezzo dignitisossimo. Poi una cena leggera, stavolta per davvero e senza trattare il prezzo e a letto dritti dritti per recuperare le fatiche del turismo convenzionale e ricaricare le pile in vista del grande giorno, della cerimonia con "LO" shamano. Richard Rodriguez. Alcuni penseranno, "Ale, ce lo siamo giocato, era un bravo ragazzo". Niente di più falso, tranquilli. Sono in perfetta forma, fisica e mentale, la mia stella mi segue e l'angelo custode pure. Ho fiducia, ma tranquillo non ci sto mai, perchè "tranquillo" sta a Sollicciano (noto carcere fiorentino) con "scioltezza", e inoltre gli trombano pure impietosamente la moglie che ha lasciato a casa.
Detto questo, che chi non appartiene alla meravigliosa terra toscana faticherà a capire, torniamo a parlare della cerimonia che unì il mondo, 4 continenti in un vortice di energia positiva che come altre volte, finita una cerimonia, lascia i partecipanti con un sorriso e una distenzione emozionale che nessun psicofarmaco, nessun psicologo, nessun goal di Gabriel Batistuta abbia mai potuto produrre. A volte, i dribbling di Edmundo, quelli si che aprivano il cielo ma non rifacciamo, come diceva Vasco, un letto ormai disfatto.
Insomma, esperienze, esperienze, esperienze...che ti viene voglia di dire "tutti dovrebbero fare". Sempre che "tutti" siano pronti, sempre che la chiamata dell'istinto sia abbastanza forte da farti fare 10.000 km in cerca di qualcosa che non sai neanche tu che cosa è. E che neanche una volta incontrata puoi riuscire realmente a capire o a spiegare. Ma hai delle idee, che gelosamente custodisci. Dice il curandero che sono come pezzi di un mosaico, e solo il tempo lo può comporre. E l'Ayahuasca. Dice che per arrivare alla saggezza, per non essere schiacciati dalla conoscenza, bisogna radicarsi bene nel mondo presente, quello fisico che ci è dato di vivere. Che se una pianta vuole raggiungere il sole lottando nella selva per la sua sopravvivenza deve avere un fusto forte e delle radici poderose. Vedremo se come diceva il mitico Verdone nell'altrettanto mitico Gallo Cedrone anche a noi sarà dato il privilegio, come il Feroci, di vedere "a luce...". Intanto preoccupiamoci di vivere. E di cercare.

giovedì 14 maggio 2009

Machu Pichu

swarovski_toilet

Andare al Machu Pichu è una specie di febbre da cui sono affette davvero e non a mezzo stampa un numero indefinibile di persone in tutto il pianeta. Questo si riflette sui metodi, fra l'Indiana Jones e il Collonello Goebbels, utilizzati per raggiungerlo. Sveglia la mattina alle 3.50 un'ora più adatta per coricarsi che per svegliarsi. Niente colazione. Camminata di 1 ora in salita su degli scalini fatti da un cieco storpio con la cataratta e l'alito cattivo. Coda di 10-15 minuti fermi davanti alla biglietteria al freddo e al gelo che se non ti sei portato un cambio t'ammali di sicuro. Alterco di Aliosha (me) con una guida locale che fa un pò troppo il ganzo. Causa: arrivato povero Aliosha ultimo a causa forse di insufficenza toracica, ho saltato tutta la coda in bello stile italiota per raggiungere l'amico Nico che investito dal richiamo dell'ancestro passato pennuto era arrivato praticamente primo. Poi si entra, ma se non hai captato stanchezza permettendo che lo zaino non deve essere più di 20 lt. ti fanno tornare indietro al guardaroba dove un guardarobiere con un emisfero vigile e uno no stile delfino ci mette 2 ore per sistemare il tuo zaino dove poi lo perderà di sicuro. Slalom fra le israeliane con zaini da 21 litri in su che stanno litigando coll'inerme bigliettaio a colpi di iracheno e arafatte. Poi corsa, no, camminata sostenuta barra marcia verso l'entrata del Wayna Pichu, altro monte, altra salita di un ora in condizioni che neanche Manolo gli fa voglia di salirci e ti manda affanculo in altoatesino stretto. Altra coda. Gli israeliani sono tesi perchè non sono primi. Infatti, sulla scia di Nicola, un italiano barbudo con la diarrea latente è da solo al comando pronto per intraprendere l'allucinante scalata. Ma ecco che improvvisamente, un dolce richiamo giungente dal basso mi spinge a una amara quanto doverosa riflessione. Ma chi cazzo me lo fa fare a me che quasi moio per arrivare fino a qui, mezzo disitratato e con un giramento di coglioni da record, di farmi un'altra ora di ascesa agli inferi per vedere il Machu Pichu dal Wayna Pichu che è pure uno scioglilingua del cazzo e mi viene il mal di testa solo a pensarci??? Saluto educatamente Nicola e la Giselle, che fra una cosa e un'altra adesso non si ricorda nemmeno più chi è stremata dall'allucinante maratona e vado trionfante verso il bagno. A pagamento, per fortuna non in dollari se no gli cagavo sulla porta. I prossimi 30 minuti della vicenda sono indubbiamente ricchi di spunti narrativi molto coloriti ma per esigenze di buon gusto preferisco omettere i particolari della mia relazione strettissima con il cesso, per fortuna pulito, del bar del Machu Pichu. Ormai non più tanto pulito.
Portata a termine la mia missione, finalmente libero, credevo, da bisogni fisiologici impellenti e incontrollabili, mi ridirigo felice verso le rovine. Da qui in poi la mia visita è stata tutta una lotta contro la peristalsi intestinale, intervallata di tanto in tanto con delle fughe verso il cesso del bar di cui ormai ero azionista di maggioranza. Avrei dovuto indire un consiglio di amministrazione per promuovere l'acquisto di carta igienica più delicata.

martedì 12 maggio 2009

Finalmente, Cusco.



Finalmente, le mille peregrinazioni di cui siamo stati protagonisti ci hanno portato al Cusco, la cittá delle cittá, narrata da chiunque come luogo mitico dove si incrociano si intrecciano e si intersecano i destini di tutti i viaggiatori in transito in Perú, dal giapponese fotografico al punkabbestia in cerca di sostanze esotiche. E qui, effettivamente, c'é di tutto. Turismo culturale, turismo alcolico, turismo sessuale. Basta scegliere, se no si possono fare anche tutti insieme. Appena arrivati, come sempre, un colpo di culo ci ha proiettato a casa di Wilman, utente stella del couchsurfing con una casa che sembra un ostello peró gratis. Alla comitiva italiota si era aggiunta inoltre l'argentina che tutto perde e molto dimentica, Giselle da Rosario, che vive a Barcelona e fa la fotografa o la cuoca sulle barche, dipendendo come gli gira. Tutti insieme allegramente abbiamo preso possesso di due stanze nella mansione di Wilman e dopo qualche ora di riposo mi sono gettato da solo alla conquista del Cusco. Mentre girellavo per le belle strade del centro non ho potuto rinunciare all'attrazione della sommossa. Di fronte a me, infatti, un gruppo molto nutrito di persone volevano prendere d'assalto il Convento di Santo Domingo, costruito dagli spagnoli sopra le macerie di un antico tempio Inca. Non ho potuto resistere e mi sono gettato in mezzo macchina fotografica alla mano. Successivamente, ho scoperto che i facinorosi non erano altro che le guide turistiche del Cusco in lotta contro il governo e assolutamente molto piú incazzate dell'ormai denutrito proletariato italiano che nonostante tutto vota Berlusconi "perché é bello", citando una delle tante vecchie rincoglionite che gli stringe la mano quando l'Imperatore visita i sudditi terremotati e non. Tranquilli, vi dará le sue case. A me, se é possibile, quella in Sardegna, grazie.


Dopo aver rischiato un lancio di lacrimogeno e qualche morbida manganellata nel "groppone" me ne sono andato a fare un giretto per San Blas, quartiere in salita esplorabile solo bestemmiando e col fiatone. Mentre camminavo allegramente per le stradine ciottolose stile Albaicin granadino odo giungere dalla mia sinistra strane parole in un italiano incerto. Giratomi curioso vedo una tipa parlare con un cane e quindi, sempre piú curioso e mai che mi facessi i cazzi miei, domando chi dei due fosse italiano o se entrambi appartenevano al bel paese. La ragazza, seria, mi risponde che il cane parla italiano mentre lei é argentina di Buenos Aires, che lavora nel bar alle sue spalle, che il padrone suo fidanzato é peruano ma ha vissuto 14 anni in Italia e che quindi ha avuto la brillante idea di insegnare l'idioma italico al perro. Mentre mi saluta mi invita alla serata reggae della notte stessa.

Inconsapevolmente e involontariamente avevo appena finito di mettere una pietra gigante sopra le poche possibilitá che avevo (e che chiunque ha) di vedere il Cusco da buon turista quale ioin  realtá sarei!!! Sapevo infatti che Nicola sarebbe stato felicissimo della serata reggae e inoltre l'italo-peruano incuriosiva. La notte stessa ci rechiamo quindi al locale del tipo, chiamato "7 Angelitos", in compagnia di uno slovacco balbuziente piú buono della mollica di pane raccattato in casa di Wilman. Giunti nel bar, dopo aver attivamente partecipato all'happy hour, ci sono bastati "20 minuti 20" per diventare le mascottes del Walter (l'italo-peruano) che fra un Pisco, un Cuba Libre e un pó di veleno, tutto gentilmente offerti dalla casa (cioé da lui medesimo) ci ha raccontato tutte le sue peripezie romane. Da cameriere a gelatataio a Re del Cusco. Un mito. La prima sera siamo andati via in ginocchio e sembrava giá abbastanza, la seconda siamo tornati a casa strisciando sui gomiti e la terza in ambulanza. Scherzo. Quasi. Ma come si fa a rifiutare la benevola generositá del grande Walter??? Infatti non l'abbiamo fatto, figurati.
Dopo il terzo giorno, in condizioni abbastanza pietose entrambi, abbiamo deciso che era l'ora di vedere il Machu Pichu. Ma come?? Fortunatamente l'attivo Nicola con la dimenticona argentina si erano sbattuti e chiedendo al Wilman (che, furbescamente, fa la guida turistica) avevano comprato 3 biglietti per Idroelectrica che é, lo giuro, il nome del paesello che sta sotto Aguas Calientes che é l'atro paesello, un pó piú sú, raggiungibile solo a piedi o in treno da cui si parte, a piedi o in bus, verso il Machu Puchu. Se a voi questa spiegazione puó sembrare confusa non vi immaginate cosa sia andare al Machu Pichu. Un prova di forza, di pazienza, di tolleranza razziale. Perché?? Da Cusco siamo stati stipati in un bus a 11 posti in compagnia nell'ordine di: una coppia di slovacchi, 4 israeliane viziate e insopportabili e una coppia di canadesi super educati. Piú noi 3. Tutto il viaggio é stato uno show di richieste infantili e con tono inquisitorio delle israeliane, che stavano quasi per far perdere la pazienza all'autista, il quale per uno strano scherzo del destino si chiamava Noé. Arrivati con le palle assolutamente gonfie a causa delle 4 simpatiche ragazze a Idroelectrica ci siamo rifiutati di salire sul treno dove saremmo stati costretti ad assistere ad altri show e a incontrare altri odiosi giovani turisti fighi rompicazzo in arrivo da tutto il mondo. E siamo andati a piedi, 9 km lungo la ferrovia in compagnia di un gruppetto di spagnoli e di una coppia di italiani. La camminata é durata 2 ore e una volta a Aguas Calientes abbiamo preso una camera in un Hotel decentissimo quanto vuoto a causa, come tutti sostengono, della inesistente Influenza suina o come cavolo si chiama in Italia. Stremati, stanchi e improvvisamente antisemiti siamo andati a cercare da mangiare e dopo lunga trattativa con il padrone ci siamo seduti. Io ho sempre sostenuto che non si tratta per il cibo, perché é pericoloso...e infatti, ancora reduce dagli eccessi cusqueñi, io mi sono beccato una bella diarrea, dissenteria o come piú semplicemente diciamo in toscana: la cacaiola. Che bello. Giá mi presagivo il Machu Pichu con gli strizzoni di stomaco e le corse al bagno, tutto in un corollario di bestemmie e imprecazioni in 3 lingue...

To be continued........


mercoledì 6 maggio 2009

Errata Corrige

Secondo il principio che sbagliando s'impara, che l'importante è partecipare, che il gioco è bello quando dura poco e che, come diceva il mio amico Giano al liceo (se lo ricorderà..?) "la coerenza è dei mediocri", ho apportato delle doverose correzioni al post su Operazione Mato Grosso. Le correzioni riguardano le cifre relative alle vittime del confronto esercito-sendero fra il 1980 e il 2000, ma anche alcuni commenti fatti dal sottoscritto e che, alla luce fra le altre cose della visita fatta al Museo della Memoria di Ayacuho, con tanto di colloquio con Maribel, avvocato che lavora nel museo come volontaria, è doveroso correggere. Adesso il post ha un contenuto più veritiero e rispecchia maggiormente quelle che sono le mie idee, sempre e comunque in continua evoluzione. Nei prossimi giorni pubblicherò anche il post relativo alla visita al suddetto museo. Un saluto a tutti, belli e brutti, e anche ai coerenti. Ma non vi annoiate mai?
link al post:

lunedì 4 maggio 2009

Huancayo, ma anche no.

Margarita, la cuoca

Ancora traumatizzati dal soggiorno a Lima e dopo la visita lampo nella selva tirolese di Pozuzo, ci siamo diretti in direzione di Huancayo. Da Pozuzo ci aveva assalito la voglia di lanciarci nella foresta in direzione nord, arrivare in jeep fino alla colonia austrotedesca di Codo de Pozuzo, da lì salire su una lancia in direzione Puerto Bermudez e metterci alla ricerca dello sciamano pennuto. Ma alla fine, fatti due conti, era una minchiata colossale. A quest'ora saremmo ancora là ad ammazzare zanzare e a lottare contro il dengue. Quindi, siamo saliti su una improbabile combi, nei posti peggiori, e ci siamo fatti la strada fino a Oxapampa (tre ore di strapiombi infernali) e da lì, dopo una colazione dalla vecchia austroperuana che ci aveva sfamati il primo giorno, abbiamo preso un'altra combi (il bussino a 15 posti nominali stile wolkswagen...) direzione Tarma, definita dalla Lonely "la perla delle ande". Arrivati nella perla delle ande, dopo tipo 12 ore di viaggio estenuante con le ginocchia puntate nella schiena del passeggero di fronte (in Perù sono alto...), dopo aver dormito con la testa ciondolante il più possibile e averla picchiata un numero notevole di volte nel finestrino, nel montante, nella mamacha alla mia sinistra, dopo aver agognato l'arrivo ore ore e ore, non ce l'abbiamo proprio fatta a scendere a Tarma. La perla delle ande, maledetta lonely, si è rivelata una polverosa cittadina stile frontiera, e noi eravamo troppo stanchi per darle una seconda opportunità. Inoltre il sedile cencioso del bus, dopo ore con il culo incollato al seggiolino di legno della combi di turno con schienale a 90º, mi sembrava un materasso matrimoniale ortopedico con lenzuola di seta, e non era assolutamente possibile farmi smettere di russare. Che bello. Quindi abbiamo proseguito la corsa fino a Huancayo. E lì siamo scesi per dormire almeno una notte in un letto vero. Pigri entrambi, con un insanabile desiderio di comodità e sperando di incontrare segni di civiltà che annacquassero l'esclusiva vita matrimoniale degli ultimi giorni, io e Nicola ci siamo diretti veloci come fusi verso l'ostello lonely, e dopo una fallimentare trattativa con la tipa ci siamo rimasti. Era vuoto. Si chiama la "Casa de la Abuela" e non ne vale proprio la pena, a parte la possibilità di scroccare internet di frodo per mancanza totale di vigilantes. La mezz'ora gratis che ci hanno regalato si è trasformata in mezza giornata più o meno. A Huancayo ci è costato uno sforzo tremendo andare a visitare qualcosa...del resto siamo rimasti solo 24 ore, dedicate quasi completamente alla gastronomia. Nell'ordine ci siamo sparati: Causa rellena (una specia di torta di patate ripiena) con insalata di broccoli e cipolline, panino con el Jamon che non è prosciutto ma una specie di porchetta, Chicharron de chancho (maiale fritto...una roba afrodisiaca, con patate e cipolle sempre) e per terminare in belleza un arroz Chaufa 5 Sabores (una riso cinese ai 5 sapori che quasi schianto). Insomma, stiamo ingrassando. Incredibile.

Da Huancayo, alle nove di sera del giorno dopo, siamo saliti su uno splendido autobus direzione Ayacucho. E qui, finalmente, dopo giorni di down il viaggio ha ripreso vigore e tutto per merito dell'incomparabile Michelle Murray. Statunitense di Portland, Oregon, che ci ha spiegato essere lo stato più polemico rompicoglioni e izquierdista di tutti gli USA, dove Bush non entra neanche coi baffi finti perchè gli fanno un culo così e non si possono permettere di spendere milioni in sicurezza per quell'idiota (parole sue). In effetti ce ne siamo accorti. Già il buon Mike ci aveva spiegato che tutta la costa west del nord-america, da Vancouver a San Diego, è popolata da hippies antiproibizionisti democratici con una insanabile passione per la marijuana. Ne abbiamo avuto riprova. E devo dire che ci siamo anche riconciliati un pò col popolo USA, che non è costituito solo da Condoleeza Rice e Tom Cruise. Meno male.
Il soggiorno è stato tutto all'insegna degli stereotipi nazionali, con gli italiani, definiti "cooking machine", sempre intenti a deliziare le padrone di casa con i più succulenti manicaretti. Alla fine son già tre notti che siamo qui, a cazzeggiare. E la città te lo richiede. Un sole eccezionale, non piove quasi mai, le strade sono sempre piene di gente intenta a passeggiare e a far niente, l'architettura è interessante, coloniale certo, ma l'atmosfera è calda e accogliente e anche la gente sembra molto amichevole, inoltre la casa di Michelle è uno spettacolo e le padrone di casa, colte da compassione, ci hanno pure comprato un materasso un pò più grande...solo dopo averci preso per il culo sonoramente per aver condiviso un materasso a una piazza. Che carini.
Insomma, la città del terrorismo tutto sembra meno ciò che ha tristemente rappresentato negli anni di Sendero. La gente sembra avere veramente voglia di dimenticare quegli anni, di ripartire e di vivere un pò più allegramente, senza pensare alle marce rivoluzionare di quel pazzo di Guzmàn, agli slogan maoisti e all'iconografia disgustosa stile culto della personalità nordcoreana con cui riempiva mura e volantini. Ciò che resta, è il narcotraffico, testimoniato dalla ingiustificabile presenza di cambisti. Se non ci sono turisti (per colpa della guerra) da dove arrivano tutti questi dollari? Dalla selva. In uno dei paesi con la polizia più corrotta di tutto il sudamerica è probabilmente un problema senza possibilità di soluzione.
Stasera ce ne andiamo, 20 ore di strada allucinante direzione Cusco. Lì sì che il turismo ci farà rimpiangere la tranquillità ayacuchana.



mercoledì 29 aprile 2009

Saturday Night Pig Fever

Casetta stile tirolese di Pozuzo

Dopo la visita lampo a Pozuzo, colonia austriaca dimenticata da tutti fino al 1959 e ormai prossima a festeggiare i 150 anni di vita (dura) il prossimo 28 di Luglio, abbiamo deciso di evitare di addentrarci nella selva in direzione di Puerto Bermudez ma di ripiegare più saggiamente verso Ayacuho, mettendoci da subito sulla strada verso Cusco. La lentezza dei trasporti, Lima, la Cordillera e altri disastri ci hanno fino ad ora fatto accumulare un ritardo di quasi 3 settimane e di questo passo sarà difficile compiere tutti gli obiettivi prefissati. In questo momento ci troviamo a Huancayo, en la Casa de la Abuela, ostello un pò caro presente nella Lonely Planet che ha però il pregio di essere vuoto, sia di clienti che di lavoratori. In questo momento siamo i legittimi padroni di casa, Nico si guarda la TV via cavo mentre io scrocco internet, che per mancanza di vigilanti risulta essere gratis. Per essere qui alle 18.oo siamo dovuti partire alle 4 di mattina da Pozuzo, viaggiare 4 ore per una strada disastrosa con ansiogeni strapiombi di 50 e più metri, dopodichè altre 3 ore in una strada migliore ma attraversando polverosi paesini stile frontiera afflitti da insanabile crisi economica. Giunti finalmente a La Merced siamo saliti su uno splendido bus decorato con foglie di marijuana (?¿) che ci ha portato (a detta di Nicola...io dormivo...) attraverso paesaggi paradisiaci e in un numero imprecisato di ore fino a Huancayo. Domani sera ci muoveremo verso Ayacucho, dove ci attende una notte gratis in casa di Michelle Murray, utente couchsurfing che ci darà ospitalità, dopodichè rumbo al Cusco dove ritroveremo la mitica Victoria che spero ci possa dare alloggio gratis. Tutti insieme piangeremo la partenza di Mike Wannop, il canadese che per motivi economici è docuto tornare a casa.
A Cusco, o meglio a Urubamba, ci aspetta di nuovo e finalmente lo shamano pennuto di cui si parlava qualche post fa, tal Richard Rodriguez, allievo di Solom Tello, curandero novantenne in pensione, uno dei più rinomati di Iquitos. E che l'Ayahuasca ci porti consiglio.

lunedì 27 aprile 2009

Lima, again.


Come tutte le capitali del mondo é centralista, egocentrica, vanitosa, altera, snob. Come molte capitali del mondo possiede un fascino irresistibile.
Tornati a Lima dopo due settimane di montagne, austeritá e vita sana ci siamo di nuovo immersi nella sensorialitá della capitale peruana, per un break etilico durato da lunedí a sabato. Ospiti a casa Power, dovevamo restare un paio di giorni e ci siamo rimasti una settimana, grazie soprattutto ai numerosi sabotaggi che ho messo in atto nei confronti di Nicola che sembrava, anche se in maniera non molto convinta, piú intenzionato di me ad andarsene. E adesso il viaggio riprende, e nel momento esatto in cui scrivo ci troviamo ad Oxapampa in attessa del bus per Pozuzo, dove risiede ancora abbastanza intatta la colonia austro/tedesca che da 150 anni abita questa parte di foresta peruana. E poi Puerto Bermudez e gli Ashaninkas, Ayacucho e le 33 chiese, Cusco e la sua vita notturna.

domenica 19 aprile 2009

i ciuco e le Ande

7 dico 7 varietà di gran turco

2 POESIE per quelli che ancora non si sono messi in viaggio

Se vuoi vedere le valli,
sali in vetta a una montagna,
se vuoi vedere la vetta di una montagna,
sali su una nuvola,
se invece aspiri a comprendere la nuvola,
chiudi gli occhi e pensa. (K. Gibran)

Camminando si apprende la vita
camminando si conoscono le cose
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella
ascoltando una voce seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso. (Rubén Blades)

venerdì 17 aprile 2009

Operazione Mato Grosso

Arcobaleno su Chacas


Non c'è bisogno di essere stai folgorati sulla via di Damasco per ammirare un religioso e la sua opera. Da tre notti, ormai, siamo ospiti della missione Operazione Mato Grosso, dei Salesiani di Don Bosco. Ed è difficile andarsene. Giunti a Yanama via Yungai, attraversando il passo di Portuachelo a 4700 metri (Nicola era in stato di coma vigile), appena saputo che in paese c'era una missione di italiani abbiamo pensato bene di andare a salutare i connazionali...un pò ci speravo che ci dessero un letto, non lo nascondo, magari pagando qualcosa...ma non mi aspettavo tanto amore. Arrivati nella "casa" ci hanno dato, da subito e come se fosse incredibilmente scontato, ospitalità, cibo, e il giorno dopo un passaggio verso Chacas su una fantastica 4x4 guidata da un personaggio incredibile, tal Diego da Brescia, muratore col vizio del formaggio (farlo) e della grappa (berla). Oltre a questo ama guidare come un pazzo al bordo di dirupi scansando frane e greggi di pecore impaurite. Arrivati, nonostante o grazie a lui a Chacas, abbiamo scoperto che quello che avevamo visto a Yanama no era niente al confronto.



Laboratorio di scultura

Chacas ospita una colonia di italiani, tutti missionari laici dell'OMG (Operazione Mato Grosso), e un religioso, Padre Lorenzo, leader per quello che ho visto della congregazione. Su tutti aleggia la presenza incombente e carismatica di Padre Ugo, che nonostante i suoi 86 anni continua a girellare in jeep per i paesi della sierra. In tutto sono una cinquantina, alcuni con figli al seguito, alcuni sono nati qui, alcuni sono qui da più di vent'anni e parlano quechua. Per loro tutto normale, per noi una sorpresa continua.


Denise y Diego

Il fondatore di questa missione si chiama, appunto, Padre Ugo de Censi da Polaggia, nato il 26 Gennaio del 1924. Sacerdote con vocazione vera, entrato in seminario a sedici anni, organizzò la prima spedizione OMG da Arese l'8 Luglio del 1967 destinazione, appunto, Mato Grosso in Brasile. E da lì si espanse coinvolgendo centinaia e poi migliaia di persone e aprendo missioni in Bolivia, Ecuador, Brasile e Perù. La prima missione in questo paese aprì i battenti nel 1975 e nel 1976 Padre Ugo divenne parroco di Chacas. All'inizio le sole cose che poteva fare erano andare in giro con un ciuchino a parlare coi contandini e dire messa. La popolazione era composta da poveri dimenticati dallo Stato, la maggior parte analfabeta, tutti destinati a una vita di sopravvivenza. Poco più di trenta anni dopo la situazione è leggermente cambiata. Chacas, più che un remoto pueblo delle Ande sembra un borgo toscano restaurato con sterline inglesi. La missione, negli anni e con l'appoggio della rete italiana dell'OMG, ha creato laboratori di scultura del legno, di pittura, di vetreria artistica, di tessitura di tappeti e maglioni creando un numero non quantificabile di professionisti e artisti, ha costruito un ospedale da 70 consulte al giorno con una banca dati di 40.000 cartelle cliniche, una scuola di infermeria e una di archeologia (il lavoro qua non manca...), una società elettrica, la EILICHA, con non so quante microcentrali idroelettriche costruite, gestite e manutenute da Lino, ex elettricista valtellinese, con l'aiuto della gente del posto e con l'appoggio di ingegneri e ditte italiane. Inoltre ha migliorato la produzione agricola della zona, inventato un tipo di patata più produttivo, aperto strade, collegato centri che sarebbero rimasti all'età della pietra, portato lavoro, cibo, soldi, istruzione dove non era arrivata neppure la lingua spagnola. Ha superato gli anni tragici della guerra civile, di Sendero Luminoso e delle stragi dei militari che secondo la contestata Commisione sulla Verità e Riconciliazione costarono 70.000 morti divisi equamente, sempre secondo la Commissione, fra terroristi ed esercito. Durante questo periodo uno dei missionari fu assassinato da Sendero, che contestava i metodi umanitari utilizzati nella zona e che, a detta dei senderisti, ammorbidivano le posizioni contestatrici dei contadini allontanandoli dalla rivoluzione. Si erano però dimenticati, i senderisti, di spiegare ai contadini il significato dei termini rivoluzione, comunismo, socialismo, lotta armata. E se lo fecero utilizzarono metodi brutali come l'indottrinamento forzato di bambini e ragazzi fra i 10 e i 19 anni, o attraverso il sequestro di massa di intere comunità native che costò la scomparsa di numerosi villaggi Ashanikas, costretti a collaborare forzatamente alle attività senderiste e a lavorare per loro, cioè, per la rivoluzione. Naturalmente ha costruito chiese e seminari, ma sarebbe abbastanza stupido criticarli per questo. Insomma, se volete sapere che significa "ero forestiero e mi avete dato un tetto" (parafrasi personale di un verso del Vangelo di Matteo), passate da qui. Perchè loro incarnano veramente questo spirito. Spirito della "carità" vera, gente che ha lasciato tutto per vivere la sua vita in povertà, senza Sky e senza gli occhiali da sole di Dolce&Gabbana (tanto importanti al giorno d'oggi), lontano dal TG1, da Studio Aperto e da Lucignolo, da 90º minuto, da Antonella Clerici, da Afef, da Bruno Vespa, da Bertolaso, da Tronchetti Provera, dal Festival di Sanremo, dall'Inter, da Bonolis, dal Maestro Mazza, da Maurizio Costanzo e da Amici, dall'innominabile moglie di Maurizio Costanzo, da Calderoli, da Schifani, da Nania, dal Governatore della Sicilia (quello grasso di cui ho rimosso il nome). Da Uno Mattina e da Luciano Onder. E da Berlusconi, naturalmente. Lo so, messa così lo si farebbe tutti, ma credo che non sia così facile abbandonare il proprio paese, qualunque esso sia, per venire a vivere in un paesello a 3400 metri sulle Ande a fare il contadino, la vetraia, lo scultore, la pittrice, la casalinga, lo stalliere. Qualsiasi cosa. Scegliere di far nascere e crescere i propri figli qui, vederli imparare il quechua e diventare grandi così lontani da quell'italianità che anche se sempre aspramente criticata da tutti alla fine nessuno rinnega e alla quale alla fine tutti tornano. Anche i giramondo più incalliti. Si potrebbero criticare per tante cose, sicuro, ma credo che di fronte al bene che fanno sarebbe immensamente stupido.
Tutto questo non significa che da domani pregherò al mattino e alla sera, andrò a messa la domenica, mi confesserò, sconsiglierò l'uso del preservativo o catechizzerò gli omosessuali. Significa sempicemente quello che ho scritto. Che ci sono realtà sconosciute che vanno semplicemente riconosciute per quello che sono. Incredibili atti di generosità. Amen.

L'Ospedale di Chacas




Una delle Centrali Idroelettricche della Missione

domenica 12 aprile 2009

Finalmente liberi!

Niños Carazinos
Finalmente la luce. Via da quella città fredda e piovosa, dove la sovrappopolazione di turisti ha trasformato anche la vecchietta più dolce in un'esattrice ruvida e screanzata, via da Huaraz, attraverso una strada accidentata fortunatamente percorsa nell'oscurità, così da non vedere strapiombi, voragini, frane, allagamenti, terremoti, tsunami e squadre di narcotrafficanti e paramilitari bruciare i villaggi che gli negano appoggio logistico. Insomma, la cosidetta "Sindrome di Mancora" (che si verifica quando nonostante un posto ti faccia assolutamente schifo finisce che ci resti progioniero una settimana bestemmiando e chiedendoti il perchè di quella inedia) se n'é andata, ci ha abbandonato, e di nuovo liberi, felici e per assecondare le voglie "into the wild" della coppia andaluso-canadiense ci siamo diretti verso nord, a Caraz, che la guida Lonely, alle volte di un'inaffidabilità sconcertante, definiva come una ridente località montagnosa risparmiata dall'ultimo terremoto.
Claustrofobia
In effetti, stavolta la guida aveva ragione. Una Plaza de Armas molto carina, alcuni siti archeologici interessanti, un clima temperato nonostante i 2300 metri di altitudine e soprattutto un sabato sera animato, dopo la muffa sofferta nell'incomprensibile Huaraz, rinchiusi nell'albergo umido e incompiuto di Frank Beteta. Seguendo le indicazioni della padrona dell'Hotel San Marco, 8.5 soles per notte (2 euro), una figlia di emigrati italiani di Acerra, ci siamo diretti nella Taberna di Caraz, bar discoteca frequentata da ogni sorta di personaggio locale, dall'ubriaco molesto al fighetto. Eravamo solo quattro "gringos", l'attrazione della serata. Probabilmente in tutto il paese eravamo in sei, con gli occhi puntati addosso. Non poteva esserci maniera migliore per salutare la coppia improbabile che domani si lancerà alla conquista del trekking di Santa Cruz (4 giorni bestemmiando sotto la pioggia dormendo all'addiaccio e domandandosi, Carlos soprattutto, "ma chi me l'ha fatto fare"). Ma la vita è anche questo, fare cose assurde per evitare poi di chiedersi perchè da giovani non so sono fatte, o per esorcizzare la morte, gli anni inesorabili, l'ansia dell'invecchiamento, specialmente se puoi viaggiare solo un paio di settimane come nel caso dell'andaluso errante. Nel caso mio e di Nicola, sempre più assente dal blog (ormai neanche glielo dico più), non c'è nessuna fretta visto che viaggeremo mesi e mesi e mesi. E mesi. L'appuntamento con i survivors è fra 5 giorni a Chavin de Huantar, dove nella migliore delle ipotesi ci attende, insieme a rovine millennarie, uno shamano pennuto in una cerimonia di San Pedro (google it).
Nel frattempo io e Nicola ci avviamo a colpi di combi (micro-autobus scassati) nella stessa direzione. Un trekking motorizzato meno ecologico ma certamente più sociale. Ieri, infatti, siamo stati a NON visitare la laguna di Paròn, occupata militarmente dai cittadini del paese a causa di una vertenza con la società canadese che gli sta sottraendo l'acqua per alimentare la centrale idroelettrica di Huallaca. Abbiamo camminato e camminato per ore, privi di cibo e acqua (siamo 2 genii), fino a capire che non ce l'avremmo mai fatta a raggiungere la laguna prima del tramonto. Quindi, stremati dall'altura e dalla incipiente pioggia, siamo tornati indietro in un sentiero fangoso, abbiamo mangiato due caciotte fresche da una vecchia per la strada e poi abbiamo preso un "taxi" (eravamo 11 in macchina) fino a Caraz, dove ci siamo strafogati con una copia niente male di Jamon Serrano, più somigliante a una porchetta o a un arista salata. Turismo eco-socio-gastronomico.
Oggi ci dirigiamo invece verso Yungay, cittá fantasma rasa al suolo dai cataclismi che di tanto in tanto flagellano tutto la regione andina. Da lí ci dirigeremo verso Yanama attraversando un passo di montagna a 4700 metri circa. Nicola, che soffre un pó l'altura, avrà visioni mistiche, folgoranti e forse si metterá a parlare quechua. Dopodiché, dopo aver visto la laguna di Llanganuco scenderemo verso il villaggio di Yanama. Domani chissà.

La NON Laguna di Paron

sabato 11 aprile 2009

Huaraz

Ancora ignari
Prigionieri. Non si riesce ad andare via da Huaraz. Sarà l'altura che rende ogni decisione faticosa, sarà la pioggia mista al freddo che ti leva la voglia di fare qualsiasi cosa che non sia dormire e mangiare. Sarà che sembra impossibile sapere se il tragitto che vogliamo fare per raggiungere Chavin de Huantar è percorribile o no. Fatto sta che siamo ancora a Huaraz, circondati da orde di turisti famelici a causa della Semana Santa, provenienti da tutto il mondo. In 5 giorni siamo riusciti a passare un pomeriggio in una stazione termale scalcinata (Monterrey) a 11 km dalla città e a fare un trekking siucida di un pomeriggio, a la Laguna di Churup, fra pioggia, vento, neve, nebbia e un sentiero che a ongi passo si faceva sempre più impraticabile. Il canadese, figlio della neve e del freddo, nato con gli scarponi e le racchette, avanzava fiducioso nella nebbia mentre io lo seguivo con qualche dubbio in più. Distante dal gruppo, Carlos, l'andaluso errante, sognava sole e olio di oliva mentre dentro di se bestemmiava copiosamente in più di un idioma. Arrivati a 100 metri in linea d'area dalla laguna, il sentiero è diventato una scarpata di roccia che incoscientemente io e il canadese abbiamo superato in bello stile. Carlos, rimasto indietro, ha fatto lo stesso, ma con la tipica espressione del "chi cazzo me l'ha fatto fare". Arrivati a una 50ina di metri dalla laguna, finalmente a vista, sentivo il cervello che se ne andava, e con lui le poche forze rimaste, un pò colpa dei 4200 metri di altitudine un pò della depressione strisciante che mi stava invadendo a causa del sentiero sempre più improbabile. Nicola e Victoria avevano ceduto già da un pezzo tornando alla base, mentre io mi domandavo ma come cazzo fanno gli alpinisti ad andare a 8000 metri?? Cosa li spinge ai confini del siucidio?? Dove trovano la forza morale di avanzare?? Fatto sta che era arrivato il momento di dire basta, quindi ho educatamente mandato affanculo il canadese che avanzava imperturbabile nel fango e fra le rocce, e insieme all'andaluso ormai tirste e contrito siamo tornati indietro da dove eravamo venuti, convinti, erroneamente, che se l'avevamo fatto in salita lo potevamo fare anche in discesa. In effetti l'abbiamo fatto, a tratti facendo rafting sul culo, a tratti con l'acqua ghiacciata del torrente che ci infradiciava impietosamente, con le mani congelate, ma con la ferma convinzione che saremmo arrivati in fondo. Una volta raggiunta la fine del pezzo di sentiero difficile, inondato stavolta da una euforia incontenibile dovuta in parte alla carenza di ossigeno, in parte al fatto di essere ancora vivo, mi sono fatto quasi tutto il sentiero correndo, felice, con le ginocchia congelate, completamente bagnato dalla testa ai piedi.

mercoledì 8 aprile 2009

Matrimonio a 5 stelle

Gli sposi

Olè!

Piovuti a Lima come meteoriti incandescenti, privati scientificamente del sonno per giorni e giorni come in un esperimento di resistenza psichica alla veglia (che non abbiamo superato), accolti in una reggia da una principessa milionaria e catapultati in meno di 24 ore al matrimonio dei mitici Francesco e Carmen. Che dire? Atmosfere da sogno, un'ospitalità eccezionale, un menú ottimo e soprattutto troppe ma troppe bevande alcoliche. I peruviani, in effetti, si distinguono per la passione a volte incontrollata per birra, pisco, whisky, rum etc., e l'italiano, quando debitamente stimolato (per esempio se è tutto gratis), li segue fino ai confini dell'incoscienza e non dice mai di no proponendo associazioni e mix ai limiti dello psichedelico (pisco+vino+rum+wiskhy). Dopodichè si lamenta, l'italiano (in questo caso più di uno...non sto parlando solo di me!!!), per le inenarrabili figure di merda, per le troppe frasi sopra le righe formulate dall'ormai incontrollabile lingua e per i ripetuti assalti ai limiti della molestia sessuale sofferti da parte di disperate 40enni ninfomani e sfacciate (quanto orribili, direi). Che ognuno, comunque, si assuma le sue responsabilità.


Una cosa è certa, l'esperienza del matrimonio oltre oceano regalatami dall'amico Zati è stata indimenticabile e unica, considerato anche che non ci vedevamo da qualcosa come 10 anni, ma la coincidenza di trovarmi in Perù nel giorno più importante della sua vita andava onorata, e direi che ci siamo riusciti.

Onorando il matrimonio, ormai ubriachi.

Adesso inizia il viaggio vero, prima tappa Huaraz, cittá a 3000 metri colpita anni fa da un terremoto di cui porta ancora le tracce, immersa nella meravigliosa Cordillera Blanca, circondata da una natura ineguagliabile e popolata da gente che per ora sembra molto semplice e ospitale (tocchiamoci le palle). Appena arrivati ci siamo riuniti con la coppia argentino-canadiense Mike e Victoria, i quali ci avevano mollati a Tarapoto per godersi un pó di meritato sole nelle spiagge di Huanchaco, vicino a Trujillo. Dopo un conciliabolo di un paio d'ore con parole sconnesse e fiatone dovuto all'altura in cui abbiamo vagliato le possibilità di essere ospitati a scrocco anche a Huaraz (e sempre grazie al mitico couchsurfing.com), ci siamo avviati verso casa del famigerato Frank Bettetta, guida alpina con antenati friulano-calabresi e una nonna indigena. Mentre camminavamo per la Plaza de Armas, i miei occhi panoramici hanno riconosiuto il Frank a cavallo di un centauro, prontamente l'abbiamo placcato e quasi obbligato a fornirci ospitalitá, di qualsiasi tipo e qualitá fosse. Il Frank, trovatosi di fronte a 5 cenciosi viaggiatori, ci ha offerto il 2º piano del suo Hotel in costruzione, non ancora terminato ma provvisto di finestre e bagni. Eccezionale. Una volta installati siamo andati al mercato a mangiare un tipico brodo di pecora con stufato di pecora, dopodiché abbiamo comprato un formaggio di pecora, abbiamo girovagato per le bancarelle che vendono abiti di lana di pecora (e di alpaca), e poi a casa per un sano riposino di 5 ore. Svegliatici e in condizioni mentali approssimative siamo andati in un supermercato affamati e come sempre quando fai compere affamato finisci per svaligiare gli scaffali. Arrivati nel nostro favoloso hotel ci siamo abbuffati all'inverosimile fino a cadere beati nelle braccia di Morfeo. La prima notte è andata via liscia, grazie al mio nuovo sacco a pelo invernale (se non mi rubavano l'altro non lo avrei comprato nuovo e avrei sofferto un freddo schifoso...). Vediamo che sarà del secondo giorno.

Chi siamo, dove siamo.


venerdì 3 aprile 2009

Triste Epilogo (con sorpresa): 2ª parte


The Interview

Una città vera. Chiclayo. Ma raggiungerla ci è costato caro. Da moyobamba a Nueva cajamarca abbiamo viaggiato stipati in un furgoncino, 40 minuti di passione fino al polveroso terminal degli autobus (vedi foto). Da lì, un cencioso bus pieno di mocciosi piangenti ci ha portati, dopo 18/20 ore di zig-zag nella selva alta, nell'amena localita di Chiclayo, non prima di aver superato un altro ponte crollato.
Arrivati alla stazione e dopo una colazione sostanziosa ci dividiamo. Nicola va a vedere il museo de Lambayeque che avevo già visto un paio di mesi fa, io mi do al cazzeggio. Riunitici per pranzo andiamo a visitare il sempre folkloristico mercato degli stregoni, dove si vende qualsiasi tipo di medicina naturale, compresi pittoreschi afrodisiaci sconsigliati ai deboli di cuore. Dopo aver comprato un paio di feticci impagliati, un bastone del potere Chavin, 4 boccette talismano con finti cristalli di quarzo, 3 grammi di marijuana, un San Pedro alto 3 metri e una pozione Cupido per l'amico Nicola ci avviamo stremati e carichi come muli verso la stazione, per l'ultimo desideratissimo autobus, finalmente comodo, che ci porterà in 13 ore e per la modica cifra di 40 soles (10 €) nella capitale peruana.
Finalmente un viaggio comodo, cibo a bordo, un bagno funzionante, un solo bambino che piange ma solo per una decina di minuti. Addirittura una hostess gentile a bordo. Piango di gioia. I due psicologi italiani, per l'occasione vestiti uguali e leggendo lo stesso libro visionario (La Serpiente Cosmica di Jeremy Narby) cadono in un sonno conciliatorio.
Giunti a Lima alle 9 in punto cerchiamo un taxi e ci dirigiamo diretti alla mia lavanderia di fiducia a Lima (ebbene si, ho una lavanderia di fiducia a Lima) e poi a casa della fantomatica Nancy del couchsurfing, che ci ha promesso ospitalità nella sua "casetta" di San Isidro. Io sapevo che San Isidro era un quartiere residenziale, ma in questo caso è assolutamente doveroso dire che la realtà ha superato di gran lunga ogni più rosea aspettativa. Per farla breve, l'amica Nancy vive in un palazzo di 10 piani che è tutto suo, noi stiamo al 5º. Il palazzo è tutto vetri, con garage al piano terra, un numero indecifrabile di inservienti e di gente varia che vive lì. Ci accolgono con la colazione, ci "invita" a fare la doccia e poi ci da pure un passaggio a Miraflores a bordo della sua jeep fiammante. Ho ancora un'espressione di stupore incredulo sulla faccia. Insomma, dopo mille peripezie, disgrazie, sfortune e mocciosi piangenti, finalmente la ricompensa che meritiamo. Adesso non resta che capire dove come e quando si svolgerà il matrimonio dell'amico Francesco Zati che non vedo da 10 anni, e che per strani incomprensibili scherzi del destino si sposerà domani (questo è sicuro) proprio a Lima.

Foto dell'umile appartamento di Nancy

Segue vista dalla finestra al 5º piano


Finalmente un pò di culo.



giovedì 2 aprile 2009

Triste Epilogo

L'ultima puntata della soap ha sancito definitivimamente la mia sconfitta: Coki 1 - Ale 0

Ma bisogna guardare alle cose con il giusto spirito e con quel pizzico di sano fatalismo lasciatomi dalla cerimonia ayahuascuera di un paio di settimane fa, di cui parlerò a tempo debito. Diciamo, che tutto quello che è successo sarà successo per un motivo. E guardiamo avanti. Non per questo non merita descrivere un pò il mio ultimo indimenticabile giorno tarapotino.

Svegliatici in condizioni pietose a un'ora impossibile per andare a prendere il bus, arriviamo alla stazione e ci informano, come già sospettavamo, che la partenza è rimandata alle ore 13 cause sollevazione popolare a Moyobamba, ma la faccia a trota dell'impiegata dello sportello non promette niente di buono. Appresa la triste notizia, Nicola decide di tornare in albergo a rivendicare la stanza 51 (o area 51, a causa delle attività radioattive di origine intestinale dei giorni precedenti), nostra fino appunto alle ore 13, e di passare lì, in quell'angusta stanzetta le sue ultime ore nel distretto di San Martin. Io, invece, animato dal mio eccezionale fatalismo, leggo il ritardo come un segno del destino e mi avvio fiducioso, ottimista e anche un pò coglione verso il distretto di polizia di Morales. Giunto a destinazione, chiedo del mitico Teniente Uribe il quale, giustamente, non c'è. Con incredibile velocità (dopotutto è di fronte a una celebrità...) lo sbirro che mi riceve tira fuori dalla tasca una forma primitiva di cellulare e dopo un breve contatto audio col Teniente mi informa che sarà lui, un ciccione zoppicante sulla 40ina, ad accompagnarmi a San Antonio de Cumbaza per l'ultimo spietato raid. A completare il trio, e a trasformare l'adesso coppia di sbirri in una parodia sudamericana di Stanlio&Olio, si unisce un giovane poliziotto anoressico, che per essere l'ultimo della catena alimentare (forse per questo è così magro) deve sottostare agli ordini perentori del ciccione. Naturalmente la trasferta sarà a mie spese. Io rido. E' più forte di me.

Arrivati in paese ormai saluto tutti come se fossi a casa mia. Visitiamo la casa del ladrone, dico a sua moglie che il marito è un demente bastardo (parole testuali), e la moglie annuisce concorde. Scuoto la testa e penso ai due figli del disgraziato. Andiamo a trovare la gobernadora che ci informa che non ci sono novità, e dopo facciamo un salto a parlare con una tipa che il giorno prima, alla televisione, aveva detto aver visto il Jorge vendere qualcosa della refurtiva. Nega, la stronza. Io la guardo con espressione di perdita improvvisa di pazienza e ce ne andiamo. Nel frattempo l'anoressico si è comprato delle specie di baccelli dolci e sgranocchia felice quello che probabilmente sarà il suo pasto giornaliero, offrendomene un pò. In effetti sono buoni.

Ormai chiara la prospettiva di sconfitta, decidiamo di tornare a Tarapoto, lo sbirro mi fa 1000 promesse in un certo senso sincere e montiamo sull'auto. Scesi al distretto prendo un mototaxi e la prima cosa che mi chiede il tassita è se avevo recuperato lo zaino...mi aveva visto in TV. Eccezionale, continuo a ridere.

Finalmente ho rinunciato allo zaino e mi sento più leggero. Finalmente ci aspettano le 24-28 ore di autobus di lusso, vizio giustamente concessoci dopo le peripezie dei giorni precedenti. Arrivati alla stazione saliamo sul bus, ci accomodiamo, stiamo per partire...ma no!!!!! La strada è bloccata, i manifestanti non mollano, e probabilmente hanno ragione loro, cazzo!!! Dopo aver analizzato le possibile alternative (passare da sud ed essere rapinati-rapiti-scippati) decidiamo intraprendere il viaggio attraverso la rotta abituale ma a colpi di piccoli spostamenti. Iniziamo con un auto da Tarapoto a Moyobamba, di un 30enne amante della musica tamarra, con un auto tamarra e il bagagliaglio ridotto alla capienza di una trousse a causa della presenza di un subvoofer stellare. Arrivati a Moyobamba dopo 2 ore di rally per una strada accidentata, prendiamo un mototaxi fino a dove possibile e dopo a piedi fino al picchetto.

Moti insurrezionali Moyobambini

Lì veniamo ricevuti trionfalmente dai manifestanti, un centinatio, assiepati sotto un tendone bucherellato. Ci dicono che dobbiamo stare lì almeno mezz'ora, 20 minuti, poi 10. Alla fine ce ne andiamo dopo 2 minuti augurandogli la vittoria col pugno alzato. Gli sbirri ci guardano male e promettono di prenderli a bastonate (davvero). Da lì saliamo su una jeep di un generoso e poi un'altra buon anima ci da un passaggio fino al terminal. Qui comincia un'altra partita a scacchi con la geografia nord-peruana. Dopo 2 secondi e una rapida quanto parziale analisi costi-benefici compriamo un biglietto per Jaen, ma pentitici subito lo cambiamo per uno fino a Pedro Ruiz, e la commessa borbotta. Dopo altri 5 minuti troviamo un altro biglietto per Nueva Cajamarca e da lì a Chiclayo, per la modica cifra di 35 soles, un affarone. Vado dalla commessa e gli chiedo indietro i soldi. Sbuffa, scuote il capo, accena che non ha spiccioli per rimborsarmi ma fa l'errore di aprire il cassetto e in un secondo adocchio i due pezzi da 20 soles pronti per esserci restituiti. Glielo faccio notare con tono antipatico, lei si arrende all'evidenza e mentre me ne vado, ancora sbofonchia. Ma vaffanculo và, cogliona, penso fra me e me. Finalmente abbiamo la prospettiva di riuscire davvero ad uscire dalla selva e dal buco nero tarapotino. Finalmente raggiungeremo una città vera.

Fine prima puntata.

martedì 31 marzo 2009

La Telenovela

Favolosa foto di Veronica Castro

Incredibile ma vero, come ciliegina sulla torta ho ottenuto una intervista con la tv locale tarapotina con tanto di servizio tragicomico in stile studioaperto di 3.45 minuti. Sintomo che in questa cittá non succede proprio nulla. Da una parte meglio, significherá che c'é poca delinquenza, dall'altra, peró, significa che c'ho sfiga.
L'ultima puntata di questa emozionantissima storia potrebbe essere quella di oggi, che mi ha visto bidonato alla grande dall'amico ladrone, il quale non si é presentato all'appuntamento con la sua redenzione lasciandomi triste e sconsolato in casa della gobernadora. Se ero da qualche parte in Toscana, in qualche paesello sperduto, la gobernadora mi avrebbe fatto un piatto di tortelli, o una coscia d'agnello al forno con patate, un panino con il lampredotto, e invece nulla, nemmeno un pó di yuca fritta. Tirchia.
La mancata restituzione della refurtiva mi ha quindi indotto, insieme al mio stomaco drammaticamente vuoto a sporgere denuncia sputtanando il piú possibile l'adesso nemico giurato Coki e a rinunciare a quella diffidenza naturale verso le forze dell'ordine che peró, in questo caso, forse mi avrebbe aiutato davvero.
Giunto nella pittoresca e ancora senza telefono comisaria del Distrito di Morales ho dovuto tirare giú dalla branda uno sbirro che scrivesse due righe di denuncia. Dopodiché si é presentato il corpulento Teniente Uribe, personaggio eccezionale, chissá narcotrafficante nel tempo libero, che con diverse pacche sulle mie fragili e denutrite spalle mi ha spiegato che ero stato un coglione a non andare subito a denunciare il malvivente alla gloriosa e alquanto disonesta e corrotta Policia Nacional del Perú. Mi ha peró assicurato che lui svolgerá il suo sanguinario e aleatorio dovere di sbirro, e che nel caso recuperasse qualcosa lo lascerá in custodia alla simpatica e taccagna gobernadora.
Nel frattempo, ero stato raggiunto in albergo dal grassottello e tarchiato giornalista Robert (che se lo metti accanto ai mototassisti si mimetizza alla grande). Tutto eccitato per lo scoop ha preteso, con la sua videocamera della comunione, farmi l'intervista piú inverosimile e surreale della storia, tanto che io ridevo mentre raccontavo le mie disgrazie. Avrá pensato che lo pigliavo per il culo?? ma dai....
Ma non é mica finita! nel frattempo, Nicola l'assenteista e grande mangiatore di qualsiasi sottoforma di dessert, aveva comprato col mio beneplacido i biglietti per Lima, seppellendo cosí ogni possibilitá di recuperare il maltolto. In effetti, nemmeno io ne posso piú di questa odissea nel sottobosco psicosociale di San Antonio de Cumbaza. Ribeccatoci in albergo, dopo che io avevo finito di diventare una star locale (e lui si era mangiato 4 budini), mi informa che forse ma forse domani ci sará uno sciopero dei bus che ci terrá bloccati in questa simpatica e microcriminale cittá del nord del Perú per 4 interminabili giorni. Siamo quindi nelle mani del destino, perché nel caso domani l'agognato bus non dovesse partire, io mi recheró alla comisaria dal Teniente Uribe, che una volta terminato di aggiustare il telefono, mi accompagnerá, a cavallo di un incazzatissimo stallone bianco e armati fino ai denti, a spezzare le reni al malvivente bastardo, il quale avrá giá trasformato in psincipio di cirrosi epatica i pochi soldi raccolti mediante la svendita dei miei importantissimi beni.
Cooming soon: l'intervista in TV...debitamente registrata con la digitale....mica cazzi!!!!
Ciao a tutti e a presto.........

lunedì 30 marzo 2009

Detective Aliosha

il luogo del delitto (meglio qui che a marina di Pisa)


Svegliatomi di buon umore e con ottimi presentimenti mi sono incamminato fiducioso verso il luogo del delitto. Giunto in paese ho contattato la pittoresca gobernadora del pueblo, la quale, sinceramente dispiaciuta, mi ha accompagnato nello svolgimento delle minuziose indagini indossando il suo gilet rosso di ordinanza. Dopo un paio d'ore di sopralluoghi, dopo essere stati a casa della moglie e dei genitori del ladrone, che tutti sanno chi é (un tal Jorge), e dopo aver sparso la voce che a cambio del mio zaino intatto gli avrei lasciato i soldi e non lo varei denunciato, ho salutato la governatrice e sono salito su un auto direzione Tarapoto. Appena salito sull'auto ho raccontato a tutti la mia disavventura, e dopo 5 minuti di tragitto, una vecchietta accanto a me mi ha picchiettato la spalla indicandomi un campo alla nostra sinistra e sussurrandomi..."Coki...", che é il diminutivo di Jorge...il ladrone!!! Stava lí, lavorando accanto a altri due!! Allora sono sceso tutto emozionato e sono andato a parlare col fantomatico malvivente che si é rivelato un "povero cristo". Praticamente siamo diventati i migliori amici, lui ha confessato le sue colpe e mi ha promesso che domani alle 10 mi restituisce lo zaino, e io gli ho promesso che gli regalo un pó di roba in cambio, e gli lascio un pó di soldi (atto di elemosina...).

A volte, essere italiano e avere un concetto molto sfumato di giustizia aiuta, ma non ci voglio fare troppo la bocca...domani vediamo che succede...

domenica 29 marzo 2009

La madre que lo pariò

Cascata di Huacamaillo

Letteralmente: la su mamma puttana. La questione è che mentre io mi divertivo come un bambino di 10 anni tuffandomi dalla cascata, un maledetto mi rubava lo zaino, e questo in un monte sperduto dopo più o meno 3 ore di camminata. Diciamo che il Perù mi da il benvenuto come turista straniero (distratto). Per fortuna nello zaino non avevo ne passaporto ne altre cose di importanza strategica...solo cose di valore personale. Sicuramente ho imparato qualcosa, e domani se mi sveglio di buon umore torno a San Antonio de Cumbaza a cercare il ladrone che tutti dicono conoscere...almeno un tentativo va fatto. Adios!!!!!

venerdì 27 marzo 2009

Tarapoto

Arrivati a Tarapoto dopo 3 giorni di "crociera" sul rio, adesso affrontiamo una epidemia di dissenteria col sorriso sulle labbra. Dopotutto non abbiamo un cazzo da fare. I piú colpiti sono il canadese sregolato Mike, detto Miguel, che insiste a curarsi con birra peperoncino e patate fritte (e ci guarda con aria dubbiosa quando amorevolmente io e Nicola gli portiamo i fermenti lattici e gli consigliamo una dieta a banane e riso in bianco) e l'argentino Guido, che ha anche qualche linea di febbre.
Ma per fortuna c'é Nicola che dispensa remedios naturali per qualsiasi cosa, dal prurito di culo alla lebbra. Foglie di coca in infusione o masticate con bicarbonato, corteccia di chuchuhausa per TUTTO, foglie di chacruna per dormire come angioletti, spicchi d'aglio mangiati interi per scacciari insieme ai batteri intestinali anche tutta la gente che ci circonda. Ma insomma, la natura va rispettata. Io, non sapendo nada de nada di medicina naturale (vuoi mettere un bel paracetamolo e un bimixin...?) mi limito ad annuire e ad assumere tutto quello che lui, con una convinzione sciamanica, prepara per la truppa. Se continua comprando prodotti e prodottini di questo passo fra un mese dovremo iniziare a girare con un ciuco che ci porti solo i suoi prodotti naturali.
Comunque, a parte le immancabili vicissitudini, abbiamo assaporato molti momenti realmente idilliaci, sdraiati sul tetto della barca, guardando le stelle passare, gli stormi di pappagalli, la pioggia improvvisa, il Mike con la chitarra cantanto ballate super deprimenti e il Nico seguendolo con la fisarmonica...credo sia stato il modo migliore per salutare Iquitos...con un arrivederci, non un addio.


lunedì 23 marzo 2009

La partenza

Aspettando che lo Zanna, detto Nicolas per i locali, inizi a partecipare al blog (è ancora prigioniero del neolitico a causa dei 6 giorni in canoa remando per il rio Napo mangiando banane), metterò io un altro emozionantissimo post.
Oggi dovrebbe essere il giorno della partenza, sempre che a partire non sia la orribile Eduardo VII, nave negriera dove si fa difficile persino la respirazione e dove è possibile perdere la verginità senza accorgersene a causa dell'eccessiva ingombrante vicinanza del compagno di amaca (segue incredibile foto)

Se tutto va bene alle 17 ore locali, 23 per i nordici italici, saremo sulla nave. Lo staff (hihihi) inizierà a dirci "ora si parte..." e questo potrebbe durare fino a 48 ore (ho sentito storie di quarantene interminabili aspettando l'agognata partenza). Il lato buono è che puoi stare lì, sdraiato nella tua amaca (esperienza quasi trascendentale che consiglio a tutti) a leggere e a non fare una minchia. Quando iniziano a sbattere le scodelle sulle sbarre stile prigione è l'ora di mangiare, rispettivamente alle 6 am, 11 am e 6 pm. E poi a letto con le galline. Il massimo. Quando compare la muffa sui vestiti è l'ora di fare una doccia con l'acqua marrone del fiume sterilizzata (ahahahahahahah) con cloro. Il 25 potremmo esserea Yurimaguas e da lì diretti a Tarapoto senza esitare (googlemaps per chi non ha idea di che cosa stò parlando), dove ci aspettano cascate meravigliose, lagune eccezionali, folletti, sirene, e probabilmente il sindaco ci darà anche le chiavi della città e la cittadinanza onoraria. Forse faremo un colpo di stato. Poi ci si penserà. Insomma, tutto molto bello e interessante...ci faremo sentire presto e spero che il mio pigro compagno di viaggio decida presto di contribuire a questa pietra miliare della e-literature di viaggio. Un abbraccio e hasta pronto!!!!!!!!!